giovedì 4 maggio 2017

Gene's passing away - My personal memorial/Gene è morto - Il mio ricordo personale


Eugene T. Gendlin (Gene), the American philosopher and psychologist who developed the mind-body connection practice called "Focusing," died on May 1 at the age of 90 in Spring Valley, New York. His death was announced by the International Focusing Institute (www.focusing.org),

Eugene T. Gendlin (Gene), il filosofo e psicologo americano che ha sviluppato la pratica di connessione tra corpo e mente denominata "Focusing" è deceduto il 1mo Maggio all'età di 90 anni a Spring Valley, New York State. La sua morte è stata annunciata dall'  International Focusing Institute (www.focusing.org)












      Bye Bye Gene, solo ieri ho scritto alcune domande che avrei voluto farti in una prossima conversazione telefonica, chiedendomi se avrei avuto veramente ancora il modo di cogliere un'opportunità così preziosa.   

      Non ti ho mai conosciuto personalmente, ma è stato  mio onore e mio piacere il poter  ascoltare la tua voce e scambiare conversazioni fruttuose, durante le chiacchierate con gli allievi organizzate da Ann Weiser Cornell.
      Quella più cara al mio cuore è datata 1 ° ottobre 2015, quando ti ho sfidato sulla questione di come  aggiungere un "7 ° passo" per fare in modo che un processo di Focusing termini con un' azione. Il mio 7 ° passo - assumersi la responsabilità per le proprie sensazioni significative (felt sense) - non funzionava per te. Però ti sei impegnato a trovare una risposta soddisfacente alla mia domanda e ad onorare la mia intenzione. Hai detto: "Sto cercando di sentire come sarebbe se il passo d'azione venisse come dici tu, ma venisse per una persona come me".
      Detto questo, hai cominciato un breve processo di Focusing e hai scoperto che avresti adottato il passo d'azione immaginato - andare all'armadio in cucina per trovare del cibo - ponendoti la domanda "Ora che questo [passo] è arrivato, cos'altro arriverà ancora?". E questo era quello che volevo sentirti dire, che in un processo di Focusing la sensazione della fame porta con sé non solo la possibilità del cibo, ma anche concreti passi d'azione per arrivare al cibo ...
      Ho avuto ore e ore di corsi sull'ascolto attivo e tanti scambi empatici, ma dovevo stare con te in quella telefonata per sperimentare l'empatia al meglio, con la mia intenzione iniziale conservata e perfino potenziata dopo un sostanziale cambiamento delle parole. 
      E così, perdonami Gene dal sistema più ampio dove sei ... perdonami se dico che questo è il modo in cui ti ricorderò ... Ti vedrò dire "Oh che sbadato, ho fame e ho dimenticato di mangiare di nuovo!", e poi alzarti dalla sedia del tuo studio e andare al ripiano della cucina in cerca di cibo.
      MEG 02.05.2017



      Bye Bye Gene, only yesterday I wrote down some questions for me to ask and for you to answer and wondered about the time I had left to do so... 
      I never met you in person, but it was my honour and my pleasure to hear your voice and exchange fruitful conversations with you, during the Maestro Phone Calls organized by Ann Weiser Cornell

      The one dearest to my heart is dated October 1, 2015, when I challenged you on the question of how we could add a “7th step,” in order to have a Focusing process result in action. My 7th step - taking responsibility for the felt-sense – did not work for you, but you committed yourself to find a satisfactory answer to my question and to honor my intention. You said “I am trying to feel what it would be like if the action step came the way you say but it came for a person like me.”
      Having said that, you went through a Focusing process and found that you would take the imagined action step - going to the kitchen cupboard to find food - by asking yourself the question “Now that that [step] came, what will come next?”. And this is what I wanted to hear from you, that in a Focusing process hunger implies action steps to get to food and not only imaginary food. 
      I had taken hours and hours of courses on “active listening” and empathic exchanges, but had to sit with you in that phone call in order to experience empathy at its very best, having my intention survive and even be enhanced after a substantial change in the wording. 
      And so, pardon me Gene from the larger system where you are … pardon me if I say that this is the way I will remember you: I see you saying “Oh I am hungry and I forgot to eat again!”, rising from your study chair, patting your head to go to the kitchen shelf.
      MEG 05 -02-2017

sabato 8 ottobre 2016

#giornatamondialedell'ascolto: circoli dell'empatia il 21 e 22 ottobre a Garbatella (Casetta Rossa)



Nella #giornatamondialedellascolto tre circoli dell'empatia di 2 ore ciascuno tra persone che vogliano imparare ad ascoltarsi e ad ascoltare gli altri, a partire da domande scottanti ed attuali. Per rafforzare i legami di cittadinanza, il rispetto reciproco, l'intelligenza collettiva e (forse) migliorare il rapporto tra cittadini e istituzioni.
I 3 circoli dell'empatia (turni di ascolto e ripetizione delle opinioni degli altri prima di prendere la parola) avranno la durata di 2 ore ciascuno e si svolgeranno a partire dalle domande
1) Cosa si potrebbe fare per migliorare la raccolta dei rifiuti nella nostra città?
2) Cosa si potrebbe fare per risparmiare sui costi della politica a livello nazionale?
3) Cosa si potrebbe fare (a livello nazionale e internazionale) per affrontare/risolvere il problema dei migranti che ...arrivano sui “barconi” dall'Africa nel nostro Paese?
Gli orari previsti sono: mattina di venerdì 21 e mattina di sabato 22: ore 10:30-12:30; pomeriggio di venerdì 21: ore 15:30-17:30.
Istruzioni per l'uso: se partecipate, dovete poi scrivere un post nell'evento facebook o comunque contattarci specificando

a)  in quale orario o quale orari verrete, b) se vi fermerete o arriverete prima per mangiare insieme a Casetta Rossa, c) se uno di questi argomenti non vi interessa assolutamente (cercheremo di distribuire gli argomenti in modo da accontentare tutt*).
Vi aspettiamo! 

venerdì 9 settembre 2016

21-22 OTTOBRE, GIORNATE MONDIALI DELL'ASCOLTO

Con il titolo di questo post, trovate in  Facebook il gruppo che intende promuovere in Italia le giornate mondiali dell'ascolto in data 21 e 22 ottobre 2016 (in altri Paesi del mondo la giornata scelta è solo il 21 o solo il 22 ottobre). Siamo aperti ad accogliere tutti gli altri individui e gruppi che desiderano partecipare a un evento il cui unico scopo è quello di ascoltare le persone sulla loro esperienza della situazione mondiale attuale e di se stessi in questo mondo e in questa fase storica. 
Siamo apartitici, aconfessionali e non promuoviamo alcun prodotto. Il nostro unico obiettivo è quello di rendere possibile un'esperienza positiva, quale quella che si verifica quando una persona ascolta apertamente un'altra, senza secondi fini, permettendo che il cambiamento sociale si verifichi insieme a quello personale. Questo modo di procedere rappresenta a nostro avviso un modello dolce di sovversione sociale e attivismo. 
Anche se molti di coloro che sono coinvolti nel gruppo sono terapeuti e facilitatori, le giornate mondiali dell'ascolto NON rappresentano in primo luogo un evento di salute o di terapia mentale. Chiunque con capacità di ascolto (corsi di formazione possono essere offerti in molti luoghi) può partecipare: attiviste, counselors, accademici, facilitatrici, operatrici pastorali, operatori di comunità, i lavoratori del gruppo, operatori giovanili, ascoltatori attivi, persone che conoscano la CNV (Comunicazione non violenta), e ovviamente TU STESSA o TU STESSO come partecipante a questo gruppo, in rappresentanza della tua associazione o istituzione. Linee guida per l'ascolto si trovano in 'file', appena sotto la foto di gruppo sopra ... Non esitate a unirvi a noi in Italia e all'estero!

giovedì 4 agosto 2016

COMPARING FOCUSING ON OBJECTS AND FOCUSING ON PERSONAL SITUATIONS

Alla Conferenza di Cambridge avrei voluto condurre un esperimento per comparare il Focusing sugli oggetti e il Focusing sulle situazioni problematiche personali. Se un numero sufficiente di persone avesse partecipato al Workshop, avrei chiesto alle partecipanti di dividersi in due gruppi, per permettere ad alcune persone di focalizzare su situazioni di vita e a altre di focalizzare sugli oggetti. Purtroppo, il numero di partecipanti (4 in tutto) non è stato sufficiente per condurre questa sperimentazione, che spero invece di poter effettuare a Abano Terme, in Italia, a fine agosto.
A Cambridge c’è stato però un workshop molto più importante e molto più frequentato del mio, in cui abbiamo focalizzato sugli oggetti, ed è stato quello sul Focusing a Gaza, a cura del Palestina Trauma Center. Mi sono molto commossa nel vedere quanto fosse simile a quello preparato da me il tavolo con gli oggetti: il ramo secco e ritorto oppure il ramo con foglie verdi e tenere, la forma perfetta di una sfera e la morbidezza di un orsetto di peluche…
E, seguendo la mia commozione e le mie lacrime e poi la focalizzazione in coppia con Gisela ed il filmato, sono arrivata a capire una piccola verità personale che non conoscevo ancora: anche io, per come sono stata allevata e per la storia della mia famiglia, tendo a considerare i miei problemi personali irrilevanti se paragonati a quelli di persone che già alla nascita hanno visto il lato duro della vita, ereditando i problemi di tutto un popolo o di una categoria svantaggiata.
Lo scopo della mia ricerca sarebbe proprio di capire se il Focusing sugli oggetti permette di arrivare ai problemi personali in maniera indiretta, aggirando la resistenza di quelle persone che fanno fatica ad ammetterli o che, bloccandosi, riportano di “non sentire nulla” quando focalizzano su problemi.
Un altro tratto distintivo del Focusing con gli oggetti rispetto a quello su problemi è che il primo permette di fare una distinzione tra descrivere un oggetto e descrivere le sensazioni che quell’oggetto provoca nel corpo. Didatticamente io inizio sempre con il Focusing sugli oggetti per far capire la differenza tra parlare del “felt sense” e parlare per concetti o per descrizioni generiche. Il prezzo da pagare però potrebbe essere il restare maggiormente in superficie del Focusing con gli oggetti rispetto a quello su situazioni personali.
Ecco riportata qui sotto la mia scheda per studiare le differenti reazioni ai 2 tipi di Focusing. Mi farebbe piacere poter collaborare in questa sperimentazione con colleghe e colleghi che insegnano entrambi i tipi di Focusing. La grande internazionalità del Focusing ci permette di sperimentare per capire cosa funziona meglio per una cultura rispetto a un'altra o anche di associare stili di personalità a preferenze sulle modalità di focalizzazione.

And now in English:

During the Cambridge Conference I wanted to conduct an experiment to compare Focusing on objects and Focusing on personal issues. If enough people had attended my workshop “Focusing on symbols + Lab of holistic poetry” I would have asked the participants to split into two groups, to allow some people to focus on life situations and others to focus on objects. Unfortunately, the number of participants (four in all) was not enough to conduct this small experiment, which I will consider again at Abano Terme, in Italy at the end of August. In Cambridge, however, there has been a workshop a lot more important and a lot more popular than mine, where we focused on objects. It was the one on Focusing in the Palestinian Trauma Center in Gaza, with a skype connection between Ghada Radwan in Gaza and the rest of the team in Cambridge. I was very moved when I realized how similar to mine was the table with objects prepared by the Gaza team : a dried and twisted branch, the branch with green leaves, the perfect shape of a sphere and the softness of a teddy bear …
And, following my tears and later on focusing in pair with Gisela and watching the film on Gaza, I came to understand a small personal truth that I didn't know yet: I, too, because of how I was raised and of my family history … I too tend to consider my personal issues irrelevant if compared with those of people who already at birth had it hard, inheriting the problems of an entire land or the disadvantages of a disadvantaged category.
In fact, one of the purposes of my research was to understand whether Focusing on objects will take you to personal problems in a roundabout way, bypassing the resistance of those people who find it hard to recognize them or that, blocked, tend to report "not feeling anything" when focusing on problems.
Another distinctive feature of Focusing on objects compared to Focusing on problems is that the former allows you to make a distinction between describing an object and describing the feelings in the body when experiencing the object. When I teach Focusing, I always start with Focusing on objects to make clear the difference between talking about "felt sense" and talking about concepts with general descriptions. The price to pay, however, seems to be that we remain at the surface more when focusing on objects than when focusing on personal situations. Here below is the simple questionnaire to study the different reactions to the two types of Focusing. I'd love to be able to collaborate in this with colleagues who teach both types of Focusing. In fact the vast internationality of Focusing allows us to experiment with what works best for one culture and less well for another, or to bind personality styles to preferences on how to focus.

Questionnaire on differences in Focusing processes

Meg’s lab on Focusing for symbols


Cambridge International Conference, 20-24 July 2016


  1. In the previous Focusing process you experienced strong feelings
Almost always

Sometimes
Every once in a while
Rarely
Never
  1. In the previous Focusing process you experienced pleasant feelings
Almost always

Sometimes
Every once in a while
Rarely
Never

  1. In the previous Focusing process you saw things in a new perspective
Almost always

Sometimes
Every once in a while
Rarely
Never



  • You started by focusing on a) OBJECTS b) PERSONAL SITUATIONS

  • During the process PPS = problematic personal situation(s) a) DID b) DIDN’T surface

  • (If PPS surfaced) The situation(s) is/are:

a) WELL KNOWN TO YOU

b) NEW TO YOU





Date:


lunedì 1 agosto 2016

"FOCUSING FOR SYMBOLS" FOR THE INTERNATIONAL FOCUSING CONFERENCE IN CAMBRIDGE (20-24 JULY 2016)



Here below, at the end of the film,  you see an installation  named 

"Happy meeting at the airport"

Nel video qui sotto è visibile alla fine un'installazione dal titolo 

"Incontro felice all'aeroporto"

Casa Internazionale delle Donne, Roma, June 10th, 2016



video

The installation is an example of "holistic poetry", i.e. poetry that takes up its place in space and can therefore be experienced and symbolized again by another (human) body. The poetry at the centre of the installation is meant to shape an area whether humans were/are/perhaps will be/ happy to meet in airports even after the terrorist attacks to airports and planes of our recent history.

L'installazione è un esempio di "poesia olistica", ossia di una poesia che occupa uno spazio e può essere quindi esperita e simbolizzata nuovamente da un altro corpo umano. La poesia al centro dell'installazione in questo caso intende formare uno spazio dove esseri umani erano, sono, forse saranno felici di incontrarsi negli aeroporti anche dopo gli attacchi terroristici ad aeroporti e aerei della nostra storia recente. 

Here below is the text on "Focusing "for symbols" that I read at the Cambridge conference. "Focusing for symbols" is meant to give rise to generative art work and contribute to the social arts as well as  to the reshaping of societal meanings.

Qui sotto il testo di "Focusing per i simboli" che ho letto alla conferenza di Cambridge e successivamente all'incontro di Abano Terme del 24-28 agosto 2016. "Focusing per i simboli" intende contribuire alle arti sociali attraverso un lavoro artistico generativo e alla riformulazione dei significati sociali del vivere insieme.

giovedì 31 dicembre 2015

Now that something further will come

Care amiche e amici del Focusing,

vi avevo già preannunciato l' esistenza di una conversazione tra Gene Gendlin, Ann  Weiser e me, su un tema che mi sta a molto a cuore, ossia l'aggiunta di un "settimo passo" ai processi di Focusing, che avevo già annunciato nel mio post di giugno.
Quella che segue è la trascrizione fedele dei passaggi rilevanti della conversazione, avvenuta il 1mo Ottobre 2015, durante una Maestro Conference, delle Conversazioni con Ann e Gene.
Ve la offro come il mio modo di passare insieme a voi l'arrivo del nuovo anno 2016, insieme ai Focusers che mi leggono e insieme a Gene. A me fa bene far risuonare la domanda di Gene, che per iniziare il nuovo anno interpreto come “Now that Focusing came in my life in that particular way that changed it during year 2015, what will come next in year 2016?” (Ora che il Focusing è arrivato in quel modo particolare che ha cambiato la mia vita nel 2015, cosa arriverà di nuovo nel nuovo anno?)

Inizio della trascrizione

Meg: Oggi desidero fare riferimento a un video girato nel 2008 da Nada Lou durante la scuola estiva del TFI dove tu, Gene, dici di aver pensato per anni a voler aggiungere un settimo passo ai sei passi di un processo “standard” di Focusing. Tuttavia non lo hai mai fatto. Le mie due domande sono allora:
  1. Come mai non hai mai aggiunto questo settimo passo?
  2. Cosa pensi della mia aggiunta di un settimo passo chiamato “prendere responsabilità”?
Gene: Facendo la seconda domanda, hai già risposto alla prima. Io posso sentire la responsabilità, ma ho problemi con ciò. Li avevo e li ho ancora! Tu hai aggiunto due cose, un passo d'azione e la responsabilità. La responsabilità tende a preoccuparmi e forse è per questo che tendo ad essere in difficoltà con lei.

Ann: Dicci di più, Gene, su cosa c'è nella responsabilità che non funziona per te.

Gene: Non posso rispondere velocemente. Mi serve un po' di tempo. C'è di più di quello che posso sentire. Ci sono 5 o 6 cose che mi accadono contemporaneamente. Così, non so bene cosa dire. Però conosco quel luogo e la responsabilità per me arriva con un duplice portato: mi ostacola perché inizio a pensare che devo fare qualcosa ma che non sono abbastanza brillante per fare la cosa giusta o anche solo per sapere cosa fare. E allora … allora non ne esco più. Però sono contento che tu invece sei capace di andare avanti. In base alla mia esperienza, ti direi solo “stai attenta a persone che reagiscono come me al sentirsi attribuire responsabilità, che è magari proprio quello che stanno cercando di evitare”.

Meg: Però voglio aggiungere che per me “assumersi la responsabilità” è un modo per dire che vogliamo prenderci cura dei nostri “felt sense” (significati sentiti) e che per far questo vogliamo decidere se è arrivato il momento, se vogliamo metterli fuori di noi e farli diventare passi di azione oppure se vogliamo nutrirli internamente e rimandare l'azione, ponendo la domanda più in là, dopo giorni o settimane o mesi. OK?

Gene: Per la questione se il tempo giusto è arrivato non si è mai posta finora. Qualcuno in me è più primitivo e pensa che sia sempre il momento giusto, ma che quello che fai invece … che io andrò probabilmente a fare qualcosa di sbagliato, e allora meglio fare niente del tutto. Ma niente del tutto, è pure sbagliato. Insomma io non ho un modo di uscirne, mentre tu senti di averlo. E allora io voglio piuttosto incoraggiare te. Non voglio inficiare il tuo modo con i miei vecchi problemi. D'altra parte, la responsabilità mi preoccupa perché presumo che devo spingere qualcosa adesso, che mi devo alzare dalla sedia e fare qualcosa. Sono io quel tipo di persona che trova difficile fare qualcosa.

Meg: Mmh, mmh. Capisco.

Gene: Presumo che devo spingere e poi quando spingo non sono più in una modalità del Focusing. Dopo questa discussione con te, ritengo che “ricevere” sia la modalità giusta qui e che probabilmente la responsabilità sia sbagliata, visto che per me è qualcosa che devo spingere. Però non so se sia veramente sbagliata, la responsabilità. Non sto pubblicizzando questa come una risposta. Sarebbe molto importante capire come la tua risposta funziona meglio della mia. Ma stai in guardia nei confronti di persone come me, che pensano che sia arrivato il momento di spingere, che ora devono alzare le chiappe, sollevarsi dalla sedia e fare qualcosa che risulterà sbagliata e così via dicendo... Rendo l'idea?

Meg: Beh, molto bene! Però voglio aggiungere che se cambi qualcosa nel modello teorico .. basterebbe cambiare e dire che il corpo implica passi di azione per arrivare al cibo e non puramente e semplicemente il cibo come spesso tu dici … allora i passi di azione seguirebbero naturalmente senza bisogno di spingerli. Se tu dici che “fame implica cibo” non si darà mai che la gente che segue il tuo modello si alzerà dalla sedia per arrivare il cibo, perché il modello è troppo invitante. Li fa stare comodamente seduti e con il cibo in mano ma in mondo di possibilità. Invece se tu dicessi che la fame implica passi di azione per arrivare al cibo, la gente dovrebbe alzarsi dalla sedia per arrivare al cibo, fosse solo per aprire una scatoletta di qualcosa prelevandola dalla mensola della cucina. Giusto? E questo sarebbe un vero e proprio passo d'azione.

Gene: Sono certo che hai ragione tu, eppure non ci arrivo … facilmente. Devo dire a me stesso che qualcosa sta per arrivare, o cose così. E che quello che arriverà è questo passo … oh! Aspetta. Aspetta un secondo! Qui c'è qualcosa che si sta sviluppando tra me e te. Ah! (pausa) Voglio ripeterlo, anche se so che tu non lo hai detto esplicitamente...

Sento che stai cercando di farmi andare oltre quello che è un posto dove mi sono fermato e voglio essere sicuro di contribuire. Sto quindi cercando di sentire come sarebbe se il passo d'azione venisse nel modo da te indicato, ma venisse per una persona come te. Quando dico “Oh, adesso so che cosa c'è di sbagliato in me: ho fame ma mi sono nuovamente dimenticato di mangiare” - la qual cosa mi succede spesso – allora mi sento meglio perché so … perché un processo di Focusing mi ha portato a sbloccare ciò in cui mi ero impantanato. E allora il passo di azione, andare in cucina, accadrebbe proprio allora, ma non sarebbe basato sul mio farlo, dal momento che in effetti non ne ero capace. Sarebbe basato su … Oh, ci siamo! Stiamo procedendo bene anche se non ho la risposta ancora, nel senso che ancora non ho il passo di Focusing. Però posso vedere che andare in cucina arriverebbe, proprio come è arrivato “Oh, ho fame e mi sono di nuovo dimenticato di mangiare!”. Entrambi devono arrivare per quanto mi riguarda. Quindi la domanda diventa “Cosa posso dirmi a quel punto?” Eh, sì. E' un buon punto, procediamo bene.
Adesso lo chiedo a te: cosa potresti dirmi se mi avessi portato a sbloccare la mia assenza di passi e mi sentissi meglio? Ho bisogno di sentirmi dire qualcosa del tipo “ora chiediti ...” oppure “ora focalizza su ...” No, no, non funzionerebbe neanche così. Dovresti dirmi “ora ...”

M: Ora... (esita)
G: Ora qualcos'altro ancora arriverà. Ah, sì questo è giusto. Ahhh! Mi fa respirare meglio. Me lo sono detto da solo ma mi fa proprio respirare meglio il dire “Ora qualcos'altro ancora arriverà”, intendendo “qualcosa di simile a quello che è già arrivato”. Ma tu hai ragione su questo punto, non c'è modo di sapere … Però nella tua formulazione non c'è il momento in cui ci si sente meglio. Invece io dico “chiedi loro – a qualcuno come me – chiedi loro cos'altro arriverà per loro. Assumiamo che tu la domanda non la abbia già posta. Hai capito cosa intendo? Posso tradurre quello che tu intendevi semplicemente chiedendo “cos'altro arriverà ora?” invece di dire “ora devi fare qualcosa.”
M: Mmhh.
G: Ah, Ah. Ok! Molto interessante.
Ann: Ok!
M: Ti sono grata, grazie. Questa risposta mi va molto bene. In questo modo penso che un processo di Focusing può diventare un processo di vita e il nuovo che arriverà sarebbe un passo in avanti nella vita e nel processo di Focusing.
G: Sì penso che su questo punto hai proprio ragione. Solo non avevo mai pensato a poter chiedere “Cos'altro arriverà ora?”. Sentivo la responsabilità di dover fare qualcosa che probabilmente si sarebbe rivelata un errore.
M: Ma questo richiederebbe un processo di Focusing à la Ann Weiser, un focusing delle relazioni interne sul critico, giusto?
Ann: Mmh, sì si potrebbe, certo …
Gene: … ma io ti ho sentito dire il tuo settimo passo, Meg, come un “Ora che quello è arrivato, cosa ancora arriverà?” Non avevamo pensato di dirlo così perché pensavamo di dover spingere!
Ann: Certo, amabile Meg. Grazie mille.
G. E' stato veramente interessante.
A: Sì, molto interessante. Sei stato proprio in un processo Gene, questa volta. Un ottimo esempio dello stare nel qui e ora.

And now in English: 

Dear friends,

I have already mentioned in our main discussion list the existence of a conversation between Gene Gendlin,  Ann Weiser and myself, on a subject  for which I feel very much, namely the addition of a "seventh step" to Focusing - something that I already announced in a  post on this blog of June.
The following is the transcript of the relevant passages of the conversation, which took place on 1st October 2015, during a Master Conference of the series with Ann and Gene.
I offer this now as my way to pass along to you the arrival of the new year 2016, when I woukd like to feel close to all of you,  to focusers who read me,  to Gene and Ann . 
I love the idea of spending some time around the turn of the year with the question "Now that Focusing came into my life in that particular way it came during year 2015, what will come next in the year 2016?" 

Beginning of the transcript 

Meg: Tonight I am making reference to a 2008 video from Nada Lou about you, Gene, talking on wanting to add a seventh step to Focusing, in order to establish it as a Focusing for action steps. Referring to what you say there (citations given), I have two questions:

1) How come you have never added a seventh step yourself?
2) What you think of me adding “taking responsibility” as seventh step?

Gene: Now (by asking this second question) you have just answered the first question. I can feel the responsibility, but I would have trouble there. I still do. … So when you go on, you added two things, You added a step of action and you also added responsibility. I would worry about the responsibility and perhaps this is why I tend to have difficulty with it.

Ann: Tell us more Gene about what it is in responsibility that does not work for you.

Gene: I cannot answer so quickly, I need to take time... There is more than I can feel. There are five or six things that are falling in on me at the same time. So I do not know what to say, but I do know that place, and responsibility at least for me has it both ways, it gets in my way because I think that I have to do something about it and somehow I am not smart enough to do something about it or to know what to do and I strongly feel that I should be able to do something, and then... I do not get out of there. … But I am happy that you are able to go on. From my own experience I would just say “watch out for laying responsibility on people like me. That is already what they are avoiding, probably.”

Meg: But I also want to explain that for me “taking responsibility” is a way to say that we care for our felt senses and that we want to decide whether it is the right time to act, whether we want to put them outside and have an action step or care more in a inner way without acting right away but may be going to ask the question once more in a few months, or weeks, or days. But at least you ask the question. Ok?

Gene: For me whether it is the right time has not come up with a question. Somebody in me is more primitive, he thinks it is always the right time, but what do you do … and I am so likely to do the wrong thing that I would rather do nothing. But then doing nothing is no good either. So I do not have a good way and you feel you do have a good way. So I want to be sure that I encourage it. I do not want to lay my old trouble on it. On the other hand, I worry about responsibility because I assume that I have to push something now, that I have to get out of the chair and do something. I am the sort of person that finds it hard to do something...

Meg: Mmh, mmh … I see.

Gene: I assume that I have to push and then when I push I am no longer in a Focusing mode.... After discussing this with you … I think that “receiving” is the mode that should come here and that probably in my way of pushing, responsibility is the wrong thing to happen. But I do not know whether it is right or not. I am not advertising this as an answer. It would be very important to know how your answer works better. But just watch out for people like me who think that now they have to push, they have to get off their butts, that they have to do something and that probably they are going to do the wrong thing.. and all that stuff... You get the feeling?

Meg: Ok, yes! But I also want to add that I think that if you change something in your model, if you just made the change whereby in the body hunger implies actions steps to get food and not just food, if you just made that change, action steps would flow naturally... If you say that hunger implies food, you do not get people to make the phone call and leave the chair, because the model is too good. It makes people feel better just by remaining in a world of possibilities. Instead, if you said that hunger implies action steps to get food, they would realize that when the feel hunger, they have to rise from the chair and go at least to the kitchen closet to get a can of something in order to eat. Right? And that is already an action step.

Gene: Oh, I am certain that you are right and yet I do not get there... very easily. I have to tell myself that is going to come or something. And what will come is this step … oh wait … wait a minute. There is something that is developing here between you and me. .. Ah! (pause)
Why I do not say it back … I know that you did not say that … Ah!
I feel that you are trying to get beyond a stopping place for me and I want to be sure that I support it and I am trying to feel what it would be like if the action step came the way you say but it came for a person like me. But when I say “Oh, now I know what is wrong with me. I am hungry and I forgot to eat again!” - which I often do - then I would feel better because I know … because the Focusing led me carry forward what I was stuck on. And then the action step, going to the kitchen would come right there but it would not be based on my doing it since I was not able to. It would be based on … Oh, it is a good spot! I have not got the answer yet. I have not got the step of Focusing yet. But I can see that going to the kitchen would come, the way that the “Oh I am hungry! I forgot to eat again” came. They both need to come for me. So then the question would be “What can I say here at that spot?” It is a good spot. It is a good spot.
And now I ask you: what would you say if you had me …. carry forward my steplessness and feel better. I need you to say something like “Now ask...” or “Now focus on …” No, it would not work to say “now focus on”. It would work to say “Now...”

M: Now … (hesitates)

G: … Now something further will come. Ya, that is right. Ahhh! It gives me a breath! I made it up myself but it gives me a breath to say “Now something further will come”, something further meaning “like what came”. It needs to come. But you are right there is no knowing … But you, you covered up the … relief. But I am saying “ask them – somebody like me – ask them what further comes for them. Let's say you have not asked that question. Do you see what I mean? I can translate what you were saying just by saying “now what comes next?” rather than “you have to do something”.
M: Mmhh.
G: Ah, Ah! … ok. Very interesting.
A: Ok!
M: I am very grateful. Thank you. I am perfectly fine with this answer. I think a Focusing process will become a process in life and what comes next would be a step in life and a step in the process.
G: Yes, I think you are quite right there. Only someone like me has not thought about asking “what will come next”. They only think about their responsibility to do something that they probably would not do right anyway.
M: But that would requite Ann's Focusing on the inner critic, right?
A: Mmhh. You can do that.
G: … but I hear you saying your seventh step as “Now that that came, what will come next?” They have not thought of asking that, because they are pushing themselves.
A: Yes. Ok. Lovely, Thank you so much, Meg.
G: It was very interesting.


A: Yes, very interesting. You really were in a process there, Gene. It was really a great example of here and now.